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CONSERVATEVI NELL'AMORE DI DIO
Nella Seconda lettera a
Timoteo, l'Apostolo Paolo avvertiva che, negli ultimi giorni, ci
sarebbero stati tempi pericolosi. Quei giorni, che alcuni di noi mai
avrebbero desiderato vedere, sono arrivati. Senza alcun dubbio noi
stiamo vivendo quei tempi difficili profetizzati da molto tempo fa.
Paura e incertezza ci circondano. La violenza si intensifica e
l'anarchia ha rimosso in molti i confini delle proprie sicurezze. Per
noi Cristiani questi sono tempi in cui dobbiamo combattere strenuamente
per la fede che ci è stata data e conservarci nell'amore di Dio, così
come Giuda, il fratello di Gesù, ci esorta a fare nella sua epistola.
(Giuda 3,21).
Che cosa significa
“combattere strenuamente per la fede e conservarci nell'amore di Dio”?
COMBATTERE PER LA FEDE.
La parola “combattere
“nella lingua originale del Nuovo Testamento è “epagonizomai” e si
traduce: battersi contro, opporsi fortemente, sforzarsi, affaticarsi.
Una delle definizioni del dizionario Inglese è: argomentare con
sincerità e impegnarsi in un dibattito. Con chi dobbiamo discutere
e dibattere per la nostra fede? Con il diavolo stesso il cui scopo è
quello di rubarci la fiducia che abbiamo in Dio, facendo uso di
circostanze avverse , risposte tardive alle nostre preghiere,
privazioni, delusioni e qualsiasi situazione confusa della vita per
indurci a dubitare dell'amore, della fedeltà e della giustizia di Dio
affinché la nostra fede in Lui si indebolisca e noi cadiamo nella
disperazione e nella incredulità.
Noi sappiamo che la
fede del credente deve essere provata; pensate solo alla serietà delle
richieste di preghiera che riceviamo ogni giorno per e-mail. Il nemico
sta vagliando alcuni di noi, proprio come Satana fece con Pietro. Ma il
Signore sta pregando per noi così come pregò per Pietro. Egli non pregò
perché gli fossero risparmiate le prove ma pregò affinché la sua
fede non vacillasse.
Dio permetterà che
molti dei Suoi figli passino attraverso valli emozionali e spirituali
per provare la loro fede, poiché essa, insieme alla speranza e
all'amore, è una delle tre virtù che durerà in eterno. (I Corinzi
13:13). La fede è sulla lista delle priorità di Dio. Egli disse che
senza fede è impossibile piacerGli (Ebrei 11:6). E disse ancora “…quando
il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?” Luca
18:8.
James Dobson, nel suo libro
“When God doesn't make sense” dice: “La determinazione a credere
quando non vengono fornite prove e quando le domande restano senza
risposta è il centro della nostra relazione con il Signore”.
Qualcun altro è andato ancora
più avanti asserendo, “ la fede riposta nell'incrollabile Dio
quando tutto in noi trema e traballa, è il fulcro centrale della nostra
certezza nell'amore di Dio per noi” (sconosciuto).
CONSERVATEVI NELL'AMORE DI DIO
Avere la certezza dell'amore di Dio per noi è l'unica cosa che
ci sorregge in tempi di prova ed è la sola cosa che può cacciare via
la paura, la depressione, la disperazione ed il dubbio. Karl
Menninger disse : “L'amore rappresenta la necessità basilare
della natura umana e senza di esso la vita è disgregata emotivamente,
mentalmente, spiritualmente e fisicamente”.
Noi sappiamo, col nostro
discernimento, che l'amore di Dio è incondizionato, eterno e fedele.
Noi sappiamo che ogni promessa da Lui fatta verrà mantenuta… ma allora,
perché è così difficile, per alcuni di noi, ricevere l'amore
incondizionato di Dio e perché sembra che abbiamo così tante difficoltà
a credere che Egli possa adempiere ogni promessa che ci ha fatta
personalmente? Forse il profeta Osea aveva la risposta a questa domanda
quando, parlando per conto di Dio, scrisse “Il mio popolo perisce
per mancanza di conoscenza…..” (Osea 4:6).
Alcuni dei significati
della parola “perisce” sono: distrutto, offeso, tormentato, indigente
(morte interiore: dei sogni, delle speranze, delle aspettative..). Osea
intendeva che il popolo di Dio era indigente perché aveva dimenticato
la legge di Dio. Comunque, l'ignoranza o l'abbandono della Parola non
è la sola distruzione che risulta dalla mancanza di conoscenza.
NOI
PERIAMO PER MANCANZA DI CONOSCENZA DI CHI DIO E', E DI CHI NOI SIAMO AI
SUOI OCCHI.
Come esseri umani
tendiamo a raffigurarci Dio in conformità alle “figure di autorità”
che abbiamo avuto nella nostra vita. Se siamo stati vessati,
incompresi, trascurati, umiliati, maltrattati, ecc. propendiamo a
pensare che Dio non sia il Padre amorevole che dice di essere. Noi
vediamo Lui e noi stessi attraverso la crudeltà di quelle persone
autoritarie. I nostri problemi diventano giganti, più grandi di Dio.
Percio', il Signore permettera' che avvengano privazioni e avversità.
Attraverso di esse Egli rivelerà le Sue vie, il Suo amore e la Sua
potenza. Quando volgeremo lo sguardo indietro, ricordando le valli per
le quali siamo passati, – potremo rimanere saldamente piantati nel Suo
amore e nella Sua fedeltà, anche se intorno a noi ogni cosa vacilla e
trema.
NOI PERIAMO PERCHE'
GIUDICHIAMO PER QUELLO CHE VEDIAMO, TRATTIAMO, TEMIAMO ED IMMAGINIAMO
NELLA NOSTRA MENTE.
Questo è vivere
secondo i sensi. Questo è quello che accadde ad Eva nel Giardino.
Ella giudicò per quello che vedeva., Ella “… vide
che l'albero era buono a mangiarsi, piacevole all'occhio e
desiderabile per acquistare il sapere” Genesi 3:6. Così
ella prese del frutto e ne mangiò ( lo credette). Credette in
quello che vedeva e dubitò della Parola di Dio.
Noi crediamo alle
nostre circostanze anziché credere alle promesse di Dio, all'amore di
Dio ed al Suo carattere. La Bibbia ci dice, “ Confida nel Signore
con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento”
Proverbi 3:5. Questi sono tempi in cui Dio richiede una fede che
sia salda nella Parola ricevuta anche di fronte alla disperazione, una
fede che crede contro ogni aspettativa. Questa specie di fede non si
arrende mai, neanche quando il mondo razionale in cui viviamo la
considera irrazionale.
Maria e Marta si
trovarono di fronte ad una situazione senza speranza quando il loro
fratello Lazzaro morì. Era morto da 4 giorni quando esse ricevettero la
promessa. Gesù disse a Marta: “ tuo fratello risusciterà…se
tu credi vedrai la gloria di Dio” (Giovanni 11:23-40
– Enfasi aggiunta). L'impossibile richiede una fede che non guarda a
quello che vediamo, sentiamo e tocchiamo ma si basa solo sulla Parola.
NOI PERIAMO PER LA NOSTRA
INCREDULITA' RIGUARDO ALLE PROMESSE
Il Vangelo di Luca
racconta una parabola detta da Gesù:
“Il seminatore uscì a
seminare la sua semenza; e, mentre seminava, una parte del seme cadde
lungo la strada: fu calpestato e gli uccelli del cielo lo mangiarono.
Un'altra cadde sulla roccia: appena fu germogliato seccò, perché non
aveva umidità. Un'altra cadde in mezzo alle spine: le spine, crescendo
insieme con esso, lo soffocarono. Un'altra parte cadde in un buon
terreno: quando fu germogliato, produsse il cento per uno». Dicendo
queste cose, esclamava: «Chi ha orecchi per udire oda!»
I suoi discepoli gli
domandarono che cosa volesse dire questa parabola. Ed egli disse: «A
voi è dato di conoscere i misteri del regno di Dio; ma agli altri se ne
parla in parabole, affinché vedendo non vedano, e udendo non comprendano.
Or questo è il significato
della parabola: il seme è la parola di Dio. Quelli lungo la strada sono
coloro che ascoltano, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dal
loro cuore, affinché non credano e non siano salvati. Quelli sulla
roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con
gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma,
quando viene la prova, si tirano indietro. Quello che è caduto tra le
spine sono coloro che ascoltano, ma se ne vanno e restano soffocati
dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri della vita, e non
arrivano a maturità. E quello che è caduto in un buon terreno
sono coloro i quali, dopo aver udito la parola, la ritengono in
un cuore onesto e buono, e portano frutto con
perseveranza” Luca 8:5-15 (enfasi aggiunta).
In questa
parabola il seme si riferisce alla Rhema o ad una specifica promessa
fatta in un momento specifico, per una necessità specifica e ad una
persona specifica. Come un seme, questa promessa ha la capacità di
produrre frutto, ma il germogliare del seme dipende molto dalla qualità
del terreno in cui viene gettato il seme. L'unico “terreno” buono in
questa parabola è quello descritto nel verso 15. E' il cuore che è buono
e onesto, un cuore che ascolta la Parola, la conserva e porta frutto
con perseveranza.
In Ebrei 6:15
leggiamo che Abramo “…dopo aver aspettato con pazienza,
ottenne il compimento della promessa” Egli portò il frutto,
ovvero l'adempimento della promessa di Dio.
Abramo allora aveva un
cuore buono e onesto. Cosa aveva reso il suo cuore buono e onesto?
Deve essere stata la sua fede perché la Bibbia ci dice di lui, che la
sua fede credette sperando contro ogni speranza. (Romani 4:18)
L'opposto di buono è
cattivo. Ora, se il cuore buono è quello che riceve la parola e produce
frutto, quale tipo di cuore cattivo è quello che non riceve la parola e
non porta frutto? Lo troviamo in Ebrei 3:12 “Badate, fratelli, che
non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e
incredulo, che vi allontani dal Dio vivente” (Enfasi
aggiunta).
Allora, non vacilliamo
nella promessa di Dio a causa dell'incredulità, ma siamo forti nella
fede, fermamente saldi nella Parola di Dio, da cui proviene la fede.
Leggiamo, studiamo, meditiamo, memorizziamo, citiamo, preghiamo,
declamiamo la Parola. Quando arrivano su di noi tempi difficili, quando
siamo tentati di dubitare del perfetto amore di Dio e non sappiamo chi
siamo agli occhi Suoi, combattiamo per la fede credendo a Romani 8:
35-39, che dice:
“Chi ci separerà
dall'amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l'angoscia, la
persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Com'è
scritto: «Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno siamo
stati considerati come pecore da macello».
Ma, in tutte queste
cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati.
Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né
principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né
altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci
dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore”.
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