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I DOLORI DELLA CRESCITA
Maturita' e dolori si tengono per mano. Il Signore purifica
la Sua Chiesa con il battesimo di fuoco. Meditando sull'argomento
della crescita spirituale in Cristo, ho notato nella Parola che:
- C'e' un legame tra fede, speranza, carita' e maturita' spirituale.
- Lo sviluppo della fede, speranza e carita' nella vita di un credente
e' legato alle tribolazioni e prove.
Uno studio attento dei capitoli 12 e 13 di I Corinzi, ci
fa raggiungere la conclusione che il vero indice di completezza – o
pieno sviluppo in Cristo – e' la presenza di queste tre virtu': fede, speranza e carita'. Esse sono strettamente connesse e
raramente le troviamo isolate l'una dall'altra.
1 CORINZI – CAPITOLI 12 E 13
Paolo chiarifica l'uso dei doni spirituali, istruisce i credenti
sul come manifestare questi doni e sottolinea il fatto che essi, usati
appropriatamente, manifestano l'unita' del Corpo di Cristo
ove ognuno contribuisce alla vitalita' della sua totalita',
ma non indicano la sua maturita”.
Come infatti il corpo è uno, ma ha molte membra, e tutte le
membra di quell'unico corpo, pur essendo molte, formano un solo corpo,
cosí è anche Cristo. 1 Cor.12:12
Solo la manifestazione dei doni - importante che sia – e' paragonata
alla fase infantile del nostro sviluppo in Cristo. Nel leggere i
seguenti versetti, si trova sottinteso che l'esercizio esclusivo
dei doni, non indica maturita' spirituale a meno che esso non sia
accompagnato dalle tre virtu' che durano in eterno.
Ma quando sarà venuta la perfezione (o il perfetto),
allora quello che è solo parziale sarà abolito. Quand'ero
bambino, parlavo come un bambino, avevo il senno di un bambino, ragionavo
come un bambino; quando sono diventato uomo,
ho smesso le cose da bambino. Ora infatti vediamo come per mezzo di uno
specchio, in modo oscuro, ma allora vedremo a faccia a faccia; ora conosco
in parte, ma allora conoscerò proprio come sono stato conosciuto.
Ora dunque queste tre cose rimangono: fede, speranza e amore; ma la piú grande
di esse è l'amore.
1 Cor.13:10-13. (Parentesi e neretto sono stati
aggiunti).
Uno sguardo attento sul significato della parola perfetto rivela
che Paolo sta, in verita', parlando di virilita' in contrasto
alla fanciullezza della nostra esperienza in Cristo.
La parola greca tradotta “perfetto” e' TELEIOS che significa “completo”, “di
piena eta'”, “uomo” (o adulto), “perfetto”. La
stessa parola e' usata in Efesini 4:11-13 ove si
legge che i doni ministeriali sono dati al fine di edificare il
corpo di Cristo, al fine cioe' di portare il corpo di Cristo alla
maturita'. TELEIOS e' usato anche in Matteo 5:48: siate
voi dunque perfetti com'e' perfetto il
Padre vostro celeste.
Come puo' un essere umano raggiungere la pienezza di Dio? La “perfezione” di
questo versetto e' spiegata da Gesu' nei versetti precedenti,
ove Egli indica che cio' che completa il carattere morale di Dio,
e' il Suo amore incondizionato verso tutti, nemici inclusi. Questo
stesso amore che benedice i nemici e fa del bene a coloro che ci matrattano,
e' l'evidenza della virilita' spirituale del credente. L'amore
verso i nemici e' chiamato “carita'” la quale e' piu' grande
della fede e della speranza di cui parla Paolo in 1 Corinzi 13.
Come si definiscono “fede” e “speranza”? Fede
e' assoluta confidenza e fiducia in Dio e nel Suo carattere. Questo
tipo di fede porta la pace nel mezzo della tempesta. Gesu' manifesto' questa
fede dormendo nella barca mentre essa era sbattuta nelle onde tempestose. Paolo
e Sila la dimostrarono cantando lodi al Signore incatenati nella prigione.
La fede dipende da Dio per ogni cosa ed in ogni
cosa, con abbandono totale nella Sua fedelta'. La Bibbia definisce
la fede come la “certezza di cose che si sperano”. La
parola originale greca per “certezza” e' HUPOSTASIS che
significa “mettere sotto, “un sostegno”. Senza
fede, la speranza non ha sostegno, niente per tenerla su. Non ci
si meravigli quindi che essa sia messa alla prova.
E la speranza? E' semplicemente un sogno desideroso? Sperare
che qualcosa diventi realta', mentre e' pure possibile che
non lo diventi? La parola greca per “speranza” e' ELPO che
significa “anticipare” – generalmente con piacere. E' un'aspettativa
fiduciosa. La speranza e' stata definita: il telescopio che
vede quello che la fede gia' sa.
Leon Morris, nel suo commentario su 1 e 2 Tessalonicesi, chiama la speranza
una scintilla interiore che stimola l'azione mentre ci si prepara
affinche' Cristo si formi in noi. Paolo defini' la speranza
quasi alla stessa maniera quando dichiaro': “…Cristo
in voi, SPERANZA di gloria” (Colossesi 1:27). La
stessa definizione venne data da Giovanni: Chiunque ha questa speranza
in lui, purifica se stesso…(1 Giovanni 3:1-3). La
speranza a cui Giovanni si riferisce e' quella di essere come Gesu',
quando Egli apparira'.
In buona sintesi, allora, la speranza e' l'aspettativa gloriosa
di essere come Lui (d'amare persino i nemici, come li ama Lui). Questo
amore pero', non puo' raggiungere la sua pienezza senza le
altre due virtu'.
La persona che ha fiducia nel Signore e nella Sua fedelta', si aspetta
il compimento delle SUE promesse e la sua anticipazione (speranza)
diventa il canale attraverso il quale l'amore scorre. Cio' non
basta comunque: la fede, la speranza e l'amore incondizionato (agape)
sono connesse alla sofferenza, perche' – per poter crescere – devono
essere esercitate e messe alla prova. Un vecchio proverbio dice: “ Una
virtu' che non e' mai stata provata non e' virtu',
ma e' un'ipotesi”.
Il Signore ci rivela il Suo carattere durante tempi di sofferenza e prove. Come
potremmo sperimentare che Egli provvede, se non avessimo alcun bisogno? Lo
potremmo conoscere come nostro compagno se non ci sentissimo mai soli? E' solo
in momenti di penosa solitudine che noi impariamo ad apprezzare la Sua
presenza, cosi' com'e' solo quando siamo addolorati che
il Suo conforto diventa prezioso. E' attraverso le nostre esperienze
che Lo conosciamo personalmente. Piu' lo conosciamo, piu' abbiamo
fiducia in Lui e piu' abbonda la nostra speranza.
Illustri uomini e donne del passato Lo conobbero in tale maniera. Nella
sofferenza e nel bisogno Egli provo' loro la Sua fedelta' e
sufficienza. Cosi' essi impararono ad aver fiducia in Lui,
la fede crebbe, la speranza si stabili' e l'amore sgorgo'.
Potremmo dire molto di Giuseppe, di Giobbe, di Paolo, di Stefano. La
loro fede si sviluppo' nelle tribolazioni, la loro speranza si manifesto' nella
perseveranza ed il loro amore porto' redenzione quando perdonarono
i lori nemici. Ma consideriamo Gesu', “ autore e
compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti,
soffrí la croce disprezzando il vituperio e si è posto a
sedere alla destra del trono di Dio.” Ebrei 12:2.
Gesu' era un uomo di dolore e conosceva il cordoglio. Imparo' l'ubbidienza
attraverso le cose per cui soffri'. Quell'ubbidienza
lo condusse alla croce dove fu messa in esposizione la piu' grande
misura d'Amore che questo mondo possa mai conoscere. La Sua
fede nella perfetta fidatezza del Padre, fu il fondamento della Sua certa
speranza di Risurrezione. Sapendo che sarebbe risorto, il suo
Amore si stese col perdono verso coloro che trafissero le Sue mani e i
Suoi piedi. Riconobbe che essi erano lo strumento che Iddio aveva
usato per realizzare il piu' gran trionfo di carita' personificato
nel Suo Figliolo fatto uomo per pagare con la Sua vita il prezzo del nostro
peccato.
Quando consideriamo la sofferenza come il mezzo per sviluppare la fede,
la speranza e la carita', comprendiamo la ragione per cui il Corpo
di Cristo sia sottoposto a tante prove.
D'altra parte, mentre le prove che Dio permette nella nostra vita
servono a sviluppare le tre virtu' cardinali, Satana vuole usare
gli stessi mezzi per prevenire, opporre e distruggere le medesime virtu'. Attraverso
la sofferenza, Egli intende distruggere la fede, causandoci di dubitare
l'amore e la giustizia di Dio verso di noi. Ci butta giu' la
speranza di diventare come Cristo con l'accusa e la condanna. Punta
il suo dito verso una fede morente ed un perdono inesistente ed ostacola
il nostro amore riempiendoci di risentimento e di amarezza verso coloro
che ci hanno ferito.
Lo Spirito Santo illustra vividamente quanto sopra in Apocalisse
12. La donna che e' pronta a partorire il Figlio “uomo”,
e' la Chiesa. Essa vuole essere la manifestazione visibile
del carattere cristiano maturo. Il versetto 2 ci parla della sofferenza
che avviene nel processo di questo parto (gridava per le doglie). I
versi 3 e 4 ci parlano di un confronto faccia a faccia con Satana, le
cui intenzioni sono quelle di prevenire la nascita. Il verso 7
ci informa riguardo ad un'intensa guerra che avviene nei luoghi
celesti e nel verso 10 si incontra l'accusatore che vuole distruggere
la nostra speranza di diventare come Gesu'…ma il versetto
13 ci dice che l'immagine di Cristo emerge quando la donna partorisce
il figlio maschio (ovvero il figlio “uomo”, “adulto”, “maturo”).
Nel versetto 11 troviamo la chiave per sopraffare il nemico dell'anima
nostra:
- Col Sangue dell'Agnello. Il Sangue ci
ricorda il Nuovo Patto. Dio si e' impegnato a formare l'immagine
di Cristo in noi. E' la Sua opera di grazia, attraverso la
nostra fede e resa certa dal sangue di Gesu' versato per sigillare
il patto. E' l'Onnipotente che ci portera' alla
perfezione.
- Con la Parola della loro testimonianza – la
testimonianza e' cio' che dichiariamo con la nostra bocca. Non
confessiamo dubbi, paure, disperazioni. Quando siamo faccia a faccia
con l'accusatore e le sue implicazioni, diamo una testimonianza
della Verita' che e' LA PAROLA DI DIO,
- Non hanno amato la loro vita tanto da esporla alla morte – Questa
e' la nostra volonta' di abbraciare le sofferenze della croce,
essendo disposti a morire ai nostri diritti di odiare chi ci odia, scegliendo
invece il perdono. Nel Salmo 23, Davide menziona
la valle dell'ombra della mosrte. Non amare la propria vita,significa
essere disposti ad attraversare questa valle di sofferenza che Dio permette,
nella ferma convinzione che senza dolori non c'e' crescita.
“E il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua eterna
gloria in Cristo Gesú, dopo che avrete sofferto per un po' di
tempo, vi perfezionerà egli stesso, vi renderà fermi, vi
fortificherà e vi stabilirà saldamente”. 1
Pietro 5:10
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